Torta di ricotta, prugne e semolino

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L’odore delle cartolerie. L’avevo quasi dimenticato. Mi ha colto alla sprovvista, ieri, quando sono entrata per comprare una matita. Mi ha raggiunto all’improvviso, intenso: è un odore di carta, di grafite, di oggetti ordinati e nuovi.
In un attimo, è stato il settembre di tanti anni fa (ma non sembrano poi così tanti), quando trascorrevo in cartoleria pomeriggi interi. Ufficialmente, per fare scorta di cancelleria in previsione del ritorno a scuola; di fatto, per esorcizzare la paura del futuro.

Le cartolerie mi hanno sempre affascinato, tanto che da piccola sognavo di averne una tutta mia e continuavo a fare disegni su come sarebbe stata. Per me erano oasi di calma, con i prodotti impilati e ordinati, distinti per colore, tipo, dimensione. Bolle d’aria rarefatta in cui respiravo un ordine rassicurante, capace di sopire momentaneamente le ansie per l’avvenire. Un rifugio fatto di pagine bianche, lisce e taglienti, ancora tutte da scrivere, che acquistavano un valore simbolico. Un nuovo anno stava per iniziare.

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Perché il vero spartiacque di un anno non è mica San Silvestro. Quello è buono per fare brindisi e banchetti. La ripartenza reale è a settembre, quando le ferie sono finite e si affronta la prospettiva dei lunghi mesi invernali fantasticando su nuovi progetti, che solo qualche volta si concretizzeranno.

Ai tempi della scuola era tutto molto diverso, ma le emozioni di settembre posso riviverle come se fossero attuali. Quel misto di anticipazione e timore in vista di un nuovo anno scolastico, l’elegia dolce dell’estate morente che si mescola alla prospettiva di lunghi pomeriggi invernali, di compiti nella casa deserta, il sole radente e presto scomparso.

Forse è proprio in quegli anni che ho iniziato ad apprezzare l’autunno, e poi ad amarlo profondamente, come se fosse il risultato di un esercizio mentale per sopravvivere alla fine dell’estate. Un esercizio così interiorizzato e ben riuscito che alla fine mi ha portato laddove avrei dovuto trovarmi dall’inizio: a capire che è l’autunno la mia stagione. Una stagione malinconica e nostalgica ma tanto dolce, riflessiva, dove ci si può rifugiare in casa senza bisogno di alibi, soli con i proprio sogni e i propri fantasmi buoni.

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Nei pomeriggi in cartoleria esaminavo con voluttà le schiere ordinate di quaderni intonsi, provavo penne e matite e pensavo al futuro, cercando di volermi bene. Ci sarebbero voluti ancora molti anni, ma era pur sempre un inizio.
Tutto era ancora da scrivere, allora, tutto era aperto alle infinite possibilità che occupavano, vaghe e nebulose, la mia mente. Cosa mi aspettassi, non lo sapevo nemmeno io. Ma di certo, era qualcosa di bello.

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Una torta dal sapore delicato, ottima a colazione o a merenda, dolce ma non troppo. Rimane piuttosto umida e va mangiato con la forchetta. Semplice, sostanziosa e con pochissimi grassi. Un dolce di fine estate, che guarda languido verso l’autunno e allude ai suoi meravigliosi frutti.

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DOLCE DI RICOTTA, PRUGNE E SEMOLINO

Porzioni: 6-8       Tempo di preparazione: 30 minuti       Tempo di cottura: 45-50 minuti

Ingredienti

  • 500 ml di latte
  • 125 g di semolino
  • 250 g di ricotta vaccina
  • 100 g di zucchero semolato
  • 2 uova medie
  • 20 g di burro fuso
  • 200 g di prugne al netto degli scarti
  • 20 ml di Crème de Cassis (o altro liquore)
  • scorza grattugiata di 1 limone
  • 5 o 6 rametti di timo

Procedimento

Portate ad ebollizione il latte con la scorza di limone, versate il semolino e cuocete a fuoco basso per 5 minuti mescolando con un cucchiaio di legno. Fate intiepidire, trasferitelo in una ciotola e aggiungete la ricotta ben scolata dal siero e il liquore. Lavate le prugne e tagliatele a spicchi. Montate per qualche minuto le uova con lo zucchero e unitele al composto di semolino. Imburrate una tortiera di 20 cm di diametro (o una quadrata di 22 x 22, così il dolce verrà alto circa 2,5 cm), versatevi il composto e distribuite le prugne sulla superficie. Spennellatele con burro fuso e infornate a 180° per circa 45 minuti. Dopo i primi 30 minuti cospargete le prugne con un po’ di zucchero e 10 minuti prima della fine distribuite sulla superficie delle foglioline di timo. Per essere certi della cottura, fate la prova stecchino.

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Note:

  • potete usare anche degli stampini monoporzione; in questo caso dovrebbero bastare 35-40 minuti di cottura.
  • l’aroma di timo mi è piaciuto molto, la prossima volta ne metterò un po’ di foglioline anche nell’impasto.

15 risposte a "Torta di ricotta, prugne e semolino"

  1. Mi piace molto il timo e chiudo gli occhi immaginando e annusando l’accostamento che sento delizioso.
    E grazie per l’initmità condivisa (non facile)…
    Annuso tuttora l’odore della carta e delle matite 🙂

  2. Proustiana nell’animo, eh? 😉 Anche io adoro l’odore di cartoleria. Con una spiccata tendenza perversa per copertine/bustine in platica. Ed era un sacco che non ci pensavo… grazie di avermelo ricordato!

  3. Li conosco bene quei pomeriggi passati in cartoleria, ad annusare matite e quaderni, a scegliere i pastelli che avrei voluto portare con me e il diario su cui scrivere qualsiasi cosa mi passasse per la mente, fuorché l’assegno. I pomeriggi passati lì erano per me l’inizio di un nuovo anno, il momento dei buoni propositi, quelli da elencare, davvero, non come a Capodanno. Ho fatto fatica, alla fine del liceo, ad abituarmi a vedere i pomeriggi in libreria con occhi diversi. E oggi ancora non riesco a resistere di fronte a un bel quaderno o a una scatola di pastelli. I miei appunti continuo a prenderli su quaderni, scegliendo quelli più belli per gli argomenti che mi piacciono di più. E poi mi diverto a scegliere le penne colorate, con cui dare importanza diversa alle parole. Quanti ricordi in un solo post mi hai tirato fuori. Ne ho ancora tanti legati a quei momenti 🙂
    Golosissima e bellissima la tua torta. Perfetta per i primi pomeriggi autunnali 🙂

    • Grazie di aver condiviso i tuoi ricordi con me Paola! E’ come se tu avessi arricchito i miei…mi hai reso ancora più vivida la memoria.
      E anche io continuo a trovare scuse per comprarmi quadernini e penne che mi piacciono…proprio come quando eravamo ragazzine! 😀
      Un grande abbraccio,
      Alice

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