Cranachan

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E’ passato un anno da quando ho pensato per la prima volta di fare questa ricetta.
Esattamente da quando sono stata in Scozia e ho sentito parlare di questo dolce al cucchiaio. (Del viaggio, e soprattutto della cucina scozzese, ho parlato qui e qui.) Quando l’ho assaggiato, in un piccolo ristorante sulla ventosa isola di Skye, sono rimasta un po’ delusa perché era davvero pesante, costituito quasi totalmente di panna, e nonostante le temperature invogliassero a cibi sostanziosi non ne ho potuto mangiare più che qualche cucchiaiata.

Ho cercato quindi di farne una versione più leggera di quello tradizionale, sostituendo una parte della panna con lo yogurt greco. Così il dolce risulta più fresco e digeribile…e se ne può mangiare di più!
Solo più tardi ho scoperto che questa stessa ricetta figurava nel libro di cucina scozzese che avevo acquistato…dunque, tutto sommato l’originale è troppo anche per loro!

Cranachan -parfait lamponi

Gli ingredienti sono l’essenza della Scozia.
I fiocchi d’avena, cereale ampiamente coltivato sull’isola, che è il protagonista di molte ricette, dal famoso porridge alle meno note – ma deliziose –oatcakes.
Il miele, che dovrebbe essere di erica, pianta sempreverde i cui minuscoli fiorellini rosa punteggiano i versanti collinari e le verdi vallate scozzesi.
Il whisky, poi, è forse il prodotto per eccellenza per cui la Scozia è nota all’estero.
E infine i lamponi, tanto rari e preziosi alle nostre latitudini quanto diffusi e comuni in terra anglosassone.

lamponi

Un dolce al cucchiaio da gustare in una calda sera estiva ( o anche in un pomeriggio, perché no?), dove la leggerezza rinfrescante dello yogurt è sostenuta dal gusto pieno della panna, addolcita dal miele e resa croccante dai fiocchi d’avena caramellati. Con un cuore rosso lampone che esploderà a sorpresa nel vostro palato.

Cranachan -parfait lamponi

CRANACHAN

Porzioni: 2 grandi o 3 piccole       Tempo di preparazione: 15 minuti       Tempo di cottura: 15 minuti

Ingredienti

  • 250 ml di yogurt greco
  • 100 ml di panna fresca
  • 200 gr di lamponi freschi
  • 50 g di zucchero
  • 50 g di fiocchi d’avena
  • 1 cucchiaio di whisky
  • 2 cucchiai di miele di erica (per me, di millefiori)

Cranachan -parfait lamponi

Procedimento

In un pentolino dal fondo spesso, scaldate lo zucchero con due cucchiai di acqua fino a quando non assumerà un colore dorato. Ci vorranno circa 15 minuti; prima lo zucchero cristallizzerà e poi si scioglierà lentamente tendendo a caramellare. Non mescolate mai, limitatevi a ruotare il pentolino per far sciogliere lo zucchero in maniera uniforme senza bruciarlo. Quando è ambrato, versatevi dentro i fiocchi di avena, scuotendo e ruotando il pentolino affinché i fiocchi siano ben ricoperti e spegnete il fuoco. Rovesciate i fiocchi caramellati su un foglio di carta forno, cercando di allargarli un po’ e fateli raffreddare.

Montate la panna ben ferma, unitela delicatamente allo yogurt e al whisky, e aggiungete i lamponi lasciandone da parte qualcuno per la decorazione.

Distribuite in ogni coppetta due cucchiaiate del composto, poi un po’ di fiocchi caramellati, di nuovo due cucchiaiate di composto e completate con i lamponi rimasti, altri fiocchi caramellati e cospargete con un po’ di miele.

Cranachan - Parfait lamponi

Note:

– le dosi sono per 2 porzioni molto generose (due bicchieri da acqua come quello in foto, più un altro po’).

lamponi

Banana bread di farro e avena con malto d’orzo

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Oggi ho letto un articolo che ho trovato molto interessante. L’autore è “il solito” Bressanini (ho parlato dei suoi libri qui e qui), che apprezzo molto, e che ancora una volta ci mette in guardia dalle strategie di comunicazione e dai meccanismi di funzionamento del nostro cervello.

L’articolo, in sostanza, dice che la nostra opinione su un piatto o un alimento è fortemente condizionata da pregiudizi e aspettative e che la valutazione cambia molto se facciamo un assaggio “alla cieca”, ovvero senza avere alcune informazione sulla provenienza e lavorazione di un prodotto, o se invece siamo preventivamente preparati su quello che andremo ad assaggiare. E così, anche un’insalata di McDonald travestita da ricetta gourmet conquista l’apprezzamento dell’ignara cavia sottoposta all’esperimento (leggete l’articolo, è tutto documentato).

Al di là delle implicazioni di carattere commerciale (e sociale) che questo comporta, mi sono resa conto di essere spesso vittima delle mie aspettative, che condizionano molto l’esperienza sensoriale nell’assaggio di un piatto: se sono invitata a pranzo da un rinomato gourmand è probabile che tutto ciò che mangio mi sembrerà delizioso; se invece mi trovo costretta a ingollare un panino in un bar del centro, state pur certi che lo troverò insulso e lo mangerò controvoglia.

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Vi confesso, dunque, che avevo grandi aspettative su questo banana bread. Ho brevettato la mia formula personale, cercando di bilanciare aspetto nutrizionale, sapore e consistenza. L’ho preparato in un sereno mattino di sole e al momento di sfornarlo si è sparso per casa un aroma avvolgente e zuccherino, dove l’orzo e l’avena si mescolavano al sentore di banana e lo sforzo per non assaggiarlo prima delle foto è stato sovrumano. Ovvio che quando l’ho assaggiato l’ho trovato delizioso!
A pensarci alla luce dell’articolo di Bressanini, però, la domanda mi sorge spontanea: lo sarà stato davvero? O la percezione del gusto era influenzata dalla mia idea preconcetta di aver sfornato un buon prodotto e dalla mia buona disposizione d’animo? Non lo saprò mai.
.
Potrei effettivamente prepararlo nuovamente e procedere ad un nuovo assaggio cercando di mantenere la mia mente sgombra da aspettative. Ma è difficile e, forse – in fin dei conti – nemmeno auspicabile. Perché se uno fa il critico gastronomico deve cercare di essere il più obiettivo possibile e astrarsi da aspetti emozionali. Ma se uno fa il mangiatore per passione, allora tutto ciò che ruota intorno al cibo acquista un valore aggiunto, tutto concorre a creare “l’esperienza” e un banana bread pensato, preparato con cura, annusato con occhi socchiusi e osservato al microscopio prima di addentarlo (praticamente una creatura vivente!), non sarà mai uguale ad un banana bread magari fatto con la stessa identica ricetta ma in un forno diverso, da una persona che non conosco, senza amore e senza passione. Qualcuno penserà che sono matta, ma secondo me chi ama davvero il cibo, se ci pensa un attimo non potrà che darmi ragione. Non credete?
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In definitiva, questo banana bread mi è piaciuto moltissimo (ma adesso non crederete più!!!), l’ho trovato umido al punto giusto, dolce e aromatico, pur senza avere una eccessiva quantità di zuccheri nè di grassi. L’unico modo che avete per verificare le mie affermazioni è…provarlo voi stessi!
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BANANA BREAD DI FARRO E AVENA CON MALTO D’ORZO

Dose: 8 persone       Tempo di preparazione: 20 minuti       Tempo di cottura: 50 minuti

  • 200 gr di farina di farro
  • 60 gr di fiocchi d’avena
  • 2 uova
  • 3 banane ben mature di medie dimensioni
  • 80 gr di malto d’orzo
  • 50 gr di zucchero di canna integrale (muscobado o panela)
  • 70 gr di burro
  • circa 100 ml di latte
  • 40 gr di uvetta
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere
  • 2 cucchiaini abbondanti di lievito in polvere

Per lo streusel (una sorta di composto bricioloso da distribuire sulla superficie):

  • 25 gr di fiocchi d’avena
  • 15 gr di burro
  • 20 gr di zucchero di canna
  • 1 cucchiaio di farina di riso

Preparate lo streusel: mescolate i fiocchi d’avena, la farina e lo zucchero con il burro a pezzettini, strofinando gli ingredienti tra le dita. Tenete da parte. Mettete l’uvetta a bagno nel latte. Frullate la polpa delle banane e mescolatela con le uova leggermente sbattute, il malto, lo zucchero e il burro fuso fatto raffreddare. In una ciotola unite la farina, il lievito, i fiocchi d’avena, la cannella e le uvette scolate dal latte (che terrete da parte); mescolate bene, poi unite agli ingredienti liquidi aggiungendo anche il latte e mescolando rapidamente con un cucchiaio, giusto il tempo di far amalgamare il tutto. Versate in uno stampo da plumcake rivestito di carta forno, distribuite sulla superficie lo streusel e infornate a 180° per 45-50 minuti. Fate intiepidire prima di sformare. Note: – per una versione priva di latticini potete sostituire il burro con una quantità di olio di oliva delicato (o di semi) pari all’80% del burro e il latte con del latte di riso o di avena. banan bread-2

SPELT AND OAT BANANA BREAD WITH BARLEY  MALT

Serves: 8       Preparation time: 20 minutes       Cooking time: 50 minutes

  • 200 gr spelt flour
  • 60 gr rolled oats
  • 2 eggs
  • 3 medium bananas, ripe
  • 80 gr barley malt
  • 50 gr dark brown sugar
  • 70 gr butter, melted
  • about 1oo ml milk
  • 40 gr raisins
  • 2 full teaspoon baking powder
  • 1 teaspoon cinnamon

For the streusel:

  • 25 gr rolled oats
  • 15 gr butter
  • 20 gr dark brown sugar
  • 1 tablespoon rice flour

Start with the streusel. Mix with your fingers all the ingredients and set aside. Soak the raisins in the milk. Blend the bananas with the electic blender and mix with the eggs slightly beaten, malt, sugar and butter. In a second bowl mix the flour, oats, baking powder, cinnamon and the raisins drained (keep the milk aside). Add the dry ingredients to the banana mixture, add the milk and mix quickly with a spoon to combine the ingredients. Pour in a plumcake mould linen with parchment paper, sprinkle the surface with the streusel and bake at 180° C/355° F for 45-50 minutes. Let cool a bit before unmould. banan bread-5

Torta integrale d’avena e mirtilli…ehm…albicocche!

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Qualche giorno fa, su Pinterest, ero stata colpita da una torta a base di mirtilli: rustica e semplice, con fiocchi d’avena, miele e tanta frutta. Tra l’altro in questi giorni i mirtilli sono protagonisti in ogni blog che si rispetti e mi sarebbe piaciuto proporre la mia ricetta sul tema.

Ma poi non ce l’ho proprio fatta. Il bello dei frutti di bosco è che sono spontanei, che si raccolgono in campagna, all’aria aperta. Se li devo comprare al supermercato mi passano tutte le fantasie. Stavo per abbandonare l’idea, quando dai recessi del frigo mi è giunto l’urlo di dolore di alcune albicocche regalatemi la settimana scorsa. Sono le ultime della stagione, piuttosto insipide, e non mi decidevo mai a mangiarle. E così, la mia torta di mirtilli è diventata una torta di albicocche, con in più la soddisfazione di aver usato qualcosa che rischiavo di buttare.

Apricot Crisp Tart

La torta è priva di uova e di latticini, e se sostituite il miele con lo zucchero è adatta anche ai vegetariani. A me però il gusto del miele piace molto, anche perché ne ho usato uno speciale, dono della mia amica Silvia. E’ un miele di acacia aromatizzato all’anice stellato, prodotto da Giorgio Poeta: ha un profumo incredibile e un aroma davvero particolare, anche se con la cottura, per forza di cose, si è un po’ perso.

Apricot Crisp Tart

La corretta definizione di questa torta è crisp tart: c’è una base, un ripieno di frutta e una copertura briciolosa fatta con lo stesso impasto della base più frutta secca. In pratica è molto simile ad una crumble  tart, ma se ne differenzia perché l’impasto di copertura contiene anche fiocchi d’avena invece che solo burro, farina e zucchero. In questo caso, poi il burro e lo zucchero sono sostituiti da olio di semi di arachide e miele.

Apricot Crisp Tart

TORTA INTEGRALE D’AVENA E ALBICOCCHE

Ingredienti per 6 persone (stampo ø 18 cm)

  • 80 gr di farina integrale
  • 40 gr di farina 00
  • 80 gr di fiocchi d’avena
  • 80 gr di miele di acacia all’anice stellato
  • 3 cucchiai di olio di semi di arachide
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • un pizzico di sale

Per il ripieno:

  • 300 gr di albicocche (al netto degli scarti)
  • 1 cucchiaio di miele di acacia all’anice stellato
  • 1 cucchiaio di amido di mais
  • 2 cucchiai di noci spezzettateApricot Crisp Tart

Preparate il ripieno. Tagliate le albicocche piccoli pezzi, unite il miele e l’amido di mais, mescolate con un cucchiaio e tenete da parte.
In una ciotola, mescolate le farine, il sale, il lievito, i fiocchi d’avena e il miele. Unite l’olio e impastate con le mani pochi secondi, quanto basta perché il tutto si compatti.
Ungete con dell’olio uno stampo a cerniera di 18 cm di diametro, prelevate 2/3 dell’impasto e, premendolo con le mani, foderate lo stampo, avendo cura di distribuirlo uniformemente sul fondo e di creare un bordo sulla parete per almeno 1 cm di altezza. Scolate le albicocche del liquido che avranno formato e distribuitele uniformemente in un unico strato sul fondo della tortiera.
Unite al resto dell’impasto le noci spezzettate e distribuitelo grossolanamente sulla superficie della torta, come se fossero grosse briciole.
Cuocete a 180° per 40 minuti circa. Se la superficie diventasse troppo scura, coprite con un foglio di alluminio per evitare che si bruci.

Apricot Crisp Tart

APRICOT CRISP TART

  • 80 gr whole wheat flour
  • 40 gr all purpose flour
  • 80 gr oatmeal flakes
  • 80 gr acacia honey (for me, star anise flavoured)
  • 3 tbsp peanut oil
  • 1 tsp baking powder
  • a pinch of salt
  • 2 tbsp chopped chestnuts

For the filling:

  • 300 gr apricots (without the core)
  • 1 tbsp acacia honey
  • 1 tbsp corn starch

Dice the apricots in small pieces, mix with honey and corn starch and set aside.
In a bowl, whisk flours, oat, salt and baking powder. Add honey and oil and work it with your fingers until the dough hold together when pressed.
Grease a 18 cm/7-inch tart pan with removable bottom with a bit of oil.
Take about 2/3 of dough and press it evenly to line the bottom and the side of the pan for at least 1 cm in height.
Drain the apricots from the juice they will have created and pour them over the crust.
Add the chopped chestnuts to the remaining dough and sprinkle over the apricots, as if they were crumbs.
Bake at 350°F for 40-45 minutes or until the crust is lightly brown. If it should become too brown before the time, cover it with tin foil. Let cool completely before slicing.

Apricot Crisp Tart

Con questa ricetta partecipo al Contest dell’Azienda Ospedaliera Federico II di Napoli

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