Risolatte ai fiori di sambuco con nespole al miele e mandorle

united_kingdom_640

Click to translate

Ci risiamo. Ho rimandato a lungo, ma non posso aspettare oltre. Ci sono momenti in cui è necessario farsi coraggio e fare quello che si deve. Ho deciso. Domani vado dal parrucchiere.

Non credo di essere la sola a considerarlo un problema. Cinque anni in questa città e non ho ancora trovato un parrucchiere decente. È stato più semplice trovare il fidanzato. Quello giusto, non uno tanto per fare.

I parrucchieri ti parlano come se volessero solo esaudire i tuoi desideri, ma è una finzione. In realtà sono dei sadici con l’aggravante della presunzione artistica che ti prendono in ostaggio per due ore e fanno di te ciò che vogliono.
Io arrivo sempre carica di belle speranze, lui (uno a caso, ne ho provati molti) mi accoglie con gioia luminosa e grandi attenzioni, che alimentano la mia piccola speranza di essere accontentata. Ma, nel profondo, lo so che la fregatura è dietro l’angolo.

Innanzitutto, bisogna farsi capire. Uno penserebbe che sia semplice, no? Vorrei i capelli così. Punto. Soprattutto se non voglio colori, meches, ciocche maculate e orridi shatush. Un semplice, semplicissimo taglio scalato, riga da una parte. E’ così difficile? Pare di sì. Soprattutto se chiedo anche che me li alleggeriscano. Insomma, sfoltirli. Uno mi ha fatto parlare 10 minuti, guardandomi in silenzio come una maschera di cera mentre io tentavo di spiegarmi in preda a sudori freddi, per poi dirmi alla fine, conciliante e serafico, che io volevo una “destrutturazione”. Ah be’.

Superata la fase della dichiarazione di intenti, pregando che l’artista abbia capito qualcosa di ciò gli ho detto, si passa al secondo supplizio: il lavaggio. Il lavaggio è generalmente praticato da un’apprendista, soave giovinetta istruita ad essere gentile con le clienti, il che si traduce nel volenteroso intento di fare conversazione. Io, che parlo poco anche con le amiche, quale desiderio potrò mai avere di condividere episodi della mia vita con un’estranea che mi massaggia la cute? Zero. Le vorrei solo dire: lavami questi capelli e facciamola breve.

Ma non la facciamo breve, oh no. Perché la soave fanciulla mi deve mettere prima la cremina idratante, poi la maschera rinfrescante, poi il balsamo illuminante. Tutti participi presenti che non desidero affatto e che pagherò a caro prezzo, già lo so, ma opporsi è inutile. Ci ho provato ripetutamente. Ho anche fatto training autogeno prima di entrare. “Devi essere decisa. Devi essere dura. Devi tenerle testa”. Ma la fanciulla soave è una tipa tosta, eccome se lo è.
Le mie rimostranze si fanno sempre più flebili, mentre lei, ghignante, già svita il tappo della boccetta, decantando le magnifiche proprietà di una lozione che mi farà più alta, più bella e più magra. Ah, e con i capelli più luminosi, ovviamente.

Di solito la lozione ha bisogno di un tempo di applicazione tendente ad infinito. I minuti passano e io sto lì con il collo rincriccato sul diabolico lavabo, la testa fradicia e correnti d’aria ovunque, così che l’indomani avrò probabilmente un potente raffreddore e la cervicale infiammata. Nel frattempo, la soave fanciulla prende un caffè con la collega, lamentandosi di uomini fedifraghi e irresponsabili, e scambiandosi avvincenti informazioni su programmi televisivi che preferei continuare ad ignorare. La mia insofferenza cresce.

Finalmente è il momento di risciacquare la lozione e passare al taglio, e l’insofferenza si trasforma in terrore. Mille domande si affastellano alla mia mente. Cosa farà? Avrà capito? Ci metterà del suo? Non sta tagliando un po’ troppo? Non sta tagliando poco? In questa fase sono costretta a stare senza occhiali e vivo nella totale ignoranza di cosa stia accadendo intorno a me: una cieca in balia di un folle. Wynona Rider sotto alle lame di Edward era più tranquilla.

Ma anche questa tortura finisce. Mi rimetto gli occhiali, mi guardo, mi sembra che più o meno sia tutto ok, la testa c’è sempre. Poi, la fatidica domanda: come te li asciugo? Cioè, voi cosa rispondereste? Col phon, no? No. Di fronte al mio silenzio e al mio sguardo smarrito, l’abile parrucchiere snocciola una serie di soluzioni dai nomi improbabili, che non mi dicono nulla. Quando ne sento uno vagamente familiare dico: quello. E incrocio le dita.

Ovviamente, la piega non si rivela mai quella che mi ero aspettata. Troppo gonfi, troppi lisci, punte troppo in su, punte troppo in dentro. Ma non importa, a questo punto voglio solo andarmene veloce a casa per potermi pettinare da sola, ripristinando una situazione tricologica il più possibile vicina alla normalità. Ma c’è da affrontare l’ultima prova: la vendita del prodotto.
Sì, perché non basta pagare per questo lungo supplizio, non basta pagare per la costosissima lozione del menga che non volevo in alcun modo. Ora di lozione me ne vogliono vendere una boccetta, che costa quanto un biglietto andata e ritorno per Parigi. E insistono.
Decantano le lodi del prodotto.
Promettono meraviglie.
Poi si imbronciano.
Qualcuno ha minacciato di denunciarmi all’Associazione Protezione Capelli Bistrattati.
Mi fanno sentire in colpa perché non faccio niente per i miei capelli, mio dio!
Alla fine capitolo, prendo la lozione, prendo lo shampoo, prendo anche i biglietti della lotteria di Natale che faranno tra otto mesi, e scappo a casa a pettinarmi. Se sono fortunata, avrò il biglietto della lotteria che mi darà diritto ad un premio. Taglio, piega con il 3% di sconto. Proprio quello che sognavo.

Se avete avuto il buon cuore di leggere fino a qui, adesso vi meritate una ricetta che mi è piaciuta moltissimo…è tutta per voi!

risolatte ai fiori di sambuco-11

Tutto è nato dal fatto che in questo periodo ci sono tantissimi fiori di sambuco in giro…troppi per lasciarli inutilizzati! Ovunque vada, lungo le strade appena fuori dalla città, accanto ai fossati di campagna, vedo queste piante i cui fiori che da lontano si presentano come grandi ombrelli ma in realtà sono formati da minuscoli fiorellini bianchi e delicatissimi.
Il profumo è intenso e avvolgente. Me ne sono innamorata lo scorso anno grazie a Libera: allora il mio raccolto si trasformò in una confettura (o meglio, composta) e in un delizioso sciroppo, semplicissimo da fare e molto dissetante.

risolatte ai fiori di sambuco-7
Quest’anno volevo qualcosa di diverso, dove il sambuco fosse solo un delicato aroma piuttosto che la struttura vera e propria. Così è nato il risolatte, dolce semplice e veloce, che volevo sperimentare già da un po’. L’ho completato con le nespole, frutti di stagione alla loro prima apparizione su questo blog (anche perché fino all’anno scorso non ne mangiavo affatto) e a un po’ di mandorle, che non ci stanno mai male.
Io l’ho mangiato a merenda e ho conservato la seconda porzione solo per amore, perché l’istinto sarebbe stato quello di finirlo!

risolatte ai fiori di sambuco-2

Per le dosi del risolatte ho preso spunto, con qualche piccolo modifica, da Il pasto nudo, che trovo un blog sempre molto valido. Se invece volete approfondire il tema risolatte vi consiglio il bellissimo post di Simonetta, che ci mostra come il riso al latte sia alla base di ricette tradizionali di Paesi lontanissimi tra loro, dall’Argentina fino all’India.

È un dolce molto versatile, perfetto sia come dessert che per una sostanziosa e dolce colazione. Inoltre si adatta a tutte le stagioni: basterà cambiare gli aromi da mettere nel latte e il tipo di frutta utilizzato e avrete ogni volta un dessert diverso.

collage

risolatte ai fiori di sambuco-3

risolatte ai fiori di sambuco-12

RISOLATTE AI FIORI DI SAMBUCO CON NESPOLE AL MIELE E MANDORLE

Dose: 2 persone       Tempo di preparazione: 15 minuti       Tempo di cottura: 35 minuti + una notte di ammollo

Ingredienti

  • 70 gr di riso Originario (in alternativa, Carnaroli)
  • 500 ml di latte fresco intero
  • 40 gr di zucchero semolato
  • 1 “ombrello” di fiori di sambuco
  • 3 nespole del Giappone
  • 1 cucchiaino di miele di acacia
  • 1 cucchiaio di mandorle a lamelle

Procedimento

La sera precedente, sciacquate delicatamente il vostro ombrello di fiori di sambuco appena raccolto, asciugate tamponando con carta assorbente e mettete a bagno nel latte. Sigillate il contenitore con pellicola trasparente e riponete in frigo.

Il mattino filtrate il latte in un colino a maglie strette (potete usare anche un telo di lino ma secondo me non è necessario), spremendo leggermente i fiori per farne uscire tutto il liquido.
Mettete il latte in una casseruola con lo zucchero e fate andare a fuoco medio.
Nel frattempo sciacquate il riso sotto acqua corrente.
Appena spunta il bollore versate il riso e cuocete per 30-35 minuti a fuoco medio. All’inizio non sarà necessario ma via via che il composto si addensa dovrete mescolare costantemente con un cucchiaio di legno per evitare che si attacchi sul fondo. Per valutare la cottura, la prova assaggio è la migliore (slurp!); l’insieme deve essere cremoso ma i chicchi di riso devono fare ancora un po’ di resistenza sotto ai denti, devono essere morbidi ma non spappolati, per carità! Meglio lasciarlo un po’ meno denso, considerate che raffreddandosi si consoliderà ancora.

In un pentolino, scaldate a fuoco bassissimo il miele. Pelate le nespole, tagliatele a piccoli dadini e fatele andare con il miele per circa 5 minuti: devono restare sode.
Tostate le scaglie di mandorla in una padella antiaderente per 3-4 minuti fino a colorirle appena.

Quando il riso si è un po’ raffreddato, componete i vostri bicchieri. Mettete il riso alla base, poi aggiungete i dadini di nespola e completate con le mandorle.

risolatte ai fiori di sambuco-14

risolatte ai fiori di sambuco-18

Note:

– Secondo me il riso migliore è l’Originario, quello generalmente consigliato per minestre e dolci, perché rimane un po’ consistente ma abbastanza morbido. Se volete che i chicchi rimangano più duri potete usare un Carnaroli o un Arborio, ma probabilmente i tempi di cottura si allungheranno.

– Se lo preparate in anticipo, bagnate le nespole con un po’ di succo di limone prima di cuocerle, per evitare che anneriscano troppo. L’ideale sarebbe comunque prepararle pochi minuti prima. Le mandorle potete tostarle prima ma aggiungetele soltanto al momento di servire, altrimenti perderanno tutta la loro croccantezza.

– Si serve tiepido o freddo, a seconda dei gusti. Se lo servirete freddo, non fatelo addensare troppo in fase di cottura, altrimenti sarà troppo sodo quando lo servite.

– Si presta benissimo anche per un pic nic: basterà usare dei vasetti di vetro invece che i bicchieri e chiuderli con il loro tappo durante il trasporto 😉

risolatte ai fiori di sambuco-19

risolatte ai fiori di sambuco-21

risolatte ai fiori di sambuco-16

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di primavera di Stagioniamo “Facciamo un pic nic?”

stagioniamo

Mini plumcake con composta di fiori di sambuco

united_kingdom_640

Click to translate

Ok, questa estate non è proprio estate. Ma a me piace, e so che non sono la sola.
Perché si respira, perché si dorme…e perché si può accendere il forno!

Aspettavo da un po’ l’occasione per mettere alla prova la composta di mele e fiori di sambuco che vi ho raccontato ad aprile e finalmente il momento è arrivato.
Il vasetto era aperto già da un po’ ma non avevo ancora trovato l’impiego ottimale. Troppo aromatica, troppo particolare per una semplice fetta di pane. Buona mescolata con lo yogurt, ma insomma. Sicuramente troppo forte per farne una crostata. Ergo, l’ho messa in questi plumcake, ed è decisamente quello che volevo.
In alcuni ne ho messa una cucchiaiata al centro, per avere un cuore cremoso, mentre negli altri l’ho mescolata al resto dell’impasto, per avere un aroma più diffuso e persistente. Tuttora non so quale mi sia piaciuto di più.
Come vedrete l’impasto non è molto dolce, perché la composta aggiunge una buona dose zuccherina, quindi è un dolce adatto a tutti, ottimo per merenda o colazione, magari anche da portare in spiaggia.

Adesso che ho trovato la forma perfetta, c’è solo un problema: ho finito la composta!

miniplumcake fiori sambuco5

MINI PLUMCAKE CON COMPOSTA DI FIORI DI SAMBUCO

Ingredienti per 6 mini plumcake:

  • 90 gr di farina 00
  • 40 gr di fecola di patate
  • 1 uovo
  • 50 gr di zucchero
  • 40 ml di olio di semi di mais
  • 50 ml di latte
  • 1 cucchiaio di yogurt bianco magro
  • 1 cucchiaino abbondante di lievito in polvere
  • confettura di mele e fiori di sambuco (o quella che volete voi)

miniplumcake fiori sambuco3

Sbattete l’uovo con lo zucchero, unite l’olio e la farina setacciata con la fecola e il lievito. Infine aggiungete il latte e lo yogurt. Il composto deve essere molto morbido, come una crema lenta.
Se volete fare i mini plumcake all’aroma di fiori di sambuco unite all’impasto tre cucchiai di confettura e mescolate il tutto prima di riempire gli stampini.
Altrimenti riempite gli stampini per metà, mettete in ciascuno un cucchiaino di confettura e ricoprite con un velo di impasto, restando ben al di sotto del bordo dei pirottini. In cottura la confettura tenderà a scendere un po’ e il plumcake lieviterà, così il cuore resterà più o meno centrale. Un trucco per non far affondare la confettura è metterla fredda di frigorifero.
Cuocete a 180° per 25 minuti circa facendo la prova stecchino per controllare la cottura.

miniplumcake fiori sambuco8

Se vi interessano altri plumcake, provate anche

MINI PLUMCAKE ALLO YOGURT

MINI PLUMCAKE AL CACAO AMARO

PLUMCAKE ALLA RICOTTA SENZA BURRO NE’ OLIO

 

Sciroppo di fiori di sambuco

united_kingdom_640

Click to translate

Ancora fiori! Sì, perché il sambuco ce ne regala a profusione e ho deciso di approfittarne: dopo la composta, ecco un delicatissimo sciroppo.
Velocissimo da fare, è molto rinfrescante e dissetante, perfetto nelle giornate estive. Ma può anche servire per aromatizzare cake, biscotti e dolci al cucchiaio.

E proprio quando pensavo di aver fatto una cosa originale, mi sono trovata davanti l’ordinato archivio di Libera, che ha già sperimentato i fiori di sambuco in decine di preparazioni. Mi sono sentita come chi fa la scoperta dell’acqua calda, ma sono certa che da lei potrò trarre grandi ispirazioni! 🙂

Ricordate che è uno sciroppo, cioè molto dolce e concentrato, pertanto va consumato allungato con acqua, in proporzione di 1:5 circa.

sciroppo sambuco2

I fiori di sambuco sembrano avere molto proprietà benefiche, prima tra tutte quella di rinforzare il sistema immunitario grazie alla presenza di bioflavonoidi che incrementano i livelli di antiossidanti e proteggono le pareti cellulari dagli attacchi dei virus.

Oltre a flavonoidi e acidi fenolici, tuttavia, i fiori contengono anche alcaloidi potenzialmente tossici e quindi vanno cotti prima di consumarli. Inoltre le donne incinte o in allattamento e chi soffre di patologie renali o epatiche dovrebbe astenersi dal consumo: gli effetti collaterali sono rari ma è sempre meglio essere prudenti!

Per saperne di più: http://www.benessere360.com/sambuco.html

sciroppo sambuco5bis

SCIROPPO DI FIORI DI SAMBUCO

  • 10-12 ombrelli di sambuco
  • 2 limoni
  • 1 litro d’acqua
  • 800 gr di zucchero

Sgranate i fiori di sambuco, cercando di rimuovere buona parte dei rametti verdi. Mettete in un vaso ermetico con 1 litro di acqua e i limoni tagliati a fette e tenete in infusione per 24-36 ore.
Filtrate il liquido con una tela di lino; strizzate i limoni e i fiori nella stessa tela per raccoglierne tutto il succo.
Mettete sul fuoco con lo zucchero e fate spuntare il bollore, poi proseguite la cottura per circa 30 minuti (o un po’ di più se volete uno sciroppo più denso).
Si conserva in frigorifero per diversi mesi.

sciroppo sambuco3bis

sciroppo sambuco