Agatha Raisin e la quiche letale: una delusione

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Quest’anno ho deciso di tornare alle sane, giovanili abitudini e dedicare l’estate alle letture da ombrellone.
Anche se la spiaggia non la vedrò manco col binocolo.
E cosa c’è di più adatto di un bel giallo, leggero e avvincente?

Mi ero segnata questo titolo l’anno scorso, dopo aver letto le recensioni di Polimena e di Stravagaria.
E’ il primo di una nutrita serie di romanzi ambientati nella campagna inglese che hanno per protagonista la grintosa Mrs. Raisin, e io già sognavo di aver trovato una nuova Agatha Christie, della quale mi sarei bevuta le opere tutte d’un fiato.
Capirete che mi sono tuffata nella lettura con un certo entusiasmo. Entusiasmo quasi immediatamente affievolitosi, e poi spentosi, in un misto di irritazione e delusione, nel giro di poche pagine.

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Sin dall’inizio la narrazione è piuttosto piatta e banalotta. Il trigger, il grilletto che innesca la storia, è il pensionamento della ruvida Agatha che, dopo aver scalato il settore delle pubbliche relazioni di Londra, si ritira in un cottage nelle idilliache e marginali Cotswolds (la zona intorno ad Oxford, per capirsi). Ovvio che il tema si presta a tutta una serie di luoghi comuni legati alla donna di affari spietata e incapace di costruire relazioni interpersonali, che piomba in una realtà di paese estranea e ostile, incontrando grandi difficoltà di adattamento che si prestano al verificarsi di molte (potenzialmente) divertenti situazioni.
Ma la storia stenta a decollare, sostituita piuttosto da una serie di scenette slegate le une dalle altre che fanno interrogare il lettore  su dove mai voglia andare a parare l’autrice; e i sorrisi che dovrebbero scaturire dalle situazioni in cui Agatha si trova coinvolta sono pochi e stentati, ottenuti con espedienti visti e rivisti.

I personaggi sembrano ritagliati nel cartone, privi come sono di psicologia e qualsiasi verosimiglianza; agiscono con scarsa coerenza e, soprattutto, in maniera gratuita: non si capisce perché facciano quello che fanno, se non per giustificare il successivo passaggio della trama.
Anche la protagonista non fa molto per sollevare l’andamento generale, se non tuffarsi in azioni sempre più sconclusionate e incoerenti. Non è certo simpatica né politically correct, e se questo va in favore dell’autrice, che dimostra di non volersi accattivare il  lettore a tutti i costi, d’altra parte non aiuta a solidarizzare con lei e si rimane sempre un po’ distanti.

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Ben presto risulta chiaro che non si tratta di un vero e proprio giallo, ma piuttosto della messa in scena di una realtà di villaggio della campagna inglese con tutte le macchiette del caso: la caritatevole moglie del vicario, la vecchia megera invidiosa, l’anziana fastidiosa e petulante, la ricca borghese sprezzante. Ce n’è per tutti i gusti, ma nulla che sorprenda, incuriosisca, interessi.
Quello che dovrebbe essere il caso su cui Mrs. Raisin indaga è un episodio che rimane piuttosto incongruo sotto molti punti di vista, costruito in maniera inaccurata e poco articolata, totalmente privo di suspense. Sembra un mero pretesto per permettere ad Agatha di esibirsi in una serie di azioni rocambolesche e scenette di genere che sarebbero perfette per una serie televisiva.

In genere preferisco non scrivere dei libri che non mi sono piaciuti o che non mi hanno lasciato niente. Forse in questo caso è un modo per superare la delusione. Mi chiedo se io non sia troppo tranchant: se questo libro è piaciuto a molti, tanto da giustificare commercialmente un’intera serie, un motivo ci sarà. E probabilmente anche più di uno. Però… Non che io mi aspettassi una nuova P. D. James, per carità. Ma qualcosa più di questo, sì.

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Poteva esserci almeno l’aspetto della descrizione della realtà inglese di villaggio, che è profondamente nelle mie corde, o la rievocazione del paesaggio delle Cotswolds che, non a caso, ho visitato due anni or sono trovandolo molto bello, costellato di piccoli paesini deliziosi (le foto, anche se non un granché, sono di prima mano).
Ma nemmeno questo. Ci sono poche descrizioni, e i riferimenti alle abitudini tutte inglesi del tè e dei ritrovi pomeridiani tra signore non sono stati sufficienti a farmi affezionare almeno un po’.

Una curiosità: l’accuratezza con la quale l’autrice registra i pasti della protagonista, che probabilmente risulterebbe noiosa ai più, ha rappresentato per me una sorta di voce amica. Il ricorrere di sconesfairy cakes, steak pie e lamb chops – piatti conosciuti e mangiati più volte, che per me rappresentano tutta l’essenza della Gran Bretagna – mi ha trasmesso una sensazione di familiarità per un breve momento. Per il resto, ho trovato il libro perfettamente trascurabile e il mio proposito di proseguire con il resto della serie è stato rapidamente abbandonato.

agatha raisin  AGATHA RAISIN E LA QUICHE LETALE

Autore: M. C. Beaton

Editore: Astoria

Anno: 2011 (prima edizione 1992)

Pagine: 257

Prezzo: 16

agatha2AGATHA RAISIN AND THE QUICHE OF DEATH

Author: M. C. Beaton

Publisher: Robinson Publishing

Year: softback edition: 2010; first edition: 1992

Pages: 304

Price: 6.99 £