La schiaccia briaca dell’Isola d’Elba

Già una volta l’Isola d’Elba è stata protagonista di queste pagine, in un post in cui si parlava di sole, giovani ormai incanutiti e ricordi d’infanzia.
Stavolta, invece, i ricordi sono freschi. Solo pochi giorni fa mi trovavo in quest’isola magica – dopo anni di lontananza – e ne sono tornata arricchita e carica di suggestioni. Stralci di una storia millenaria fatta di mare e di minerali. La frescura dei boschi fitti e ombrosi che pochi conoscono. Gli scorci mozzafiato di un blu profondo e tremolante. Gli sguardi vivi e toccanti di persone care.

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E proprio in compagnia di persone vicine al mio cuore ho mangiato uno dei dolci più buoni che ci siano: la “schiaccia briaca”. Niente lievito né uova, solo farina, olio, zucchero e frutta secca erano gli ingredienti originali di un dolce arrivato all’Elba con i pirati saraceni del XIII secolo. Un dolce povero, destinato ad essere portato per mare dai naviganti e quindi pensato per conservarsi a lungo.
Ma all’Elba si producono da sempre anche degli ottimi vini, in particolare l’Aleatico, delizioso vino dolce liquoroso dal colore rosso granato. E così, in barba ai precetti islamici, gli elbani pensarono bene di aggiungere un po’ di Aleatico nell’impasto della schiaccia (e qualche cucchiaiata di Alchermes) che per questo divenne “briaca”.
Adoro da sempre questo dolce goloso, ricco, consistente e che non viene mai a noia. L’Aleatico si accompagna perfettamente alla frutta secca, mentre l’olio lo rende friabile quanto basta per farlo rompere in mille briciole da raccogliere una ad una con la punta delle dita sulla tovaglia, fino a che non se ne taglia un’altra fetta.

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Stavolta, oltre alla versione classica, ne ho assaggiata una nuova, elaborata dalla giovane pasticcera dell’Agriturismo Sapereta. Ecco comparire le nocciole al posto di noci e pinoli, le albicocche secche al posto dell’uvetta e l’Aleatico che diventa protagonista, eliminando il rivale Alchermes. Un dolce tutto nuovo, anche nella consistenza, eppure ad ogni morso il richiamo alla schiaccia tradizionale era chiaro, in una sorta di rimandi e connessioni organolettiche difficili da descrivere. Unica soluzione: assaggiarla!
Io vi lascio la ricetta tradizionale perché i segreti di una cuoca non si svelano, ma vi assicuro che una volta provata non potrete più farne a meno!

SCHIACCIA BRIACA

  • 250 gr di farina
  • 120 gr di zucchero
  • 60 ml di olio extravergine d’oliva
  • 50 gr di noci
  • 50 gr di pinoli
  • 50 gr di uvetta
  • mezzo bicchiere di Aleatico del’Elba
  • 3 cucchiai di Alchermes
  • 3 cucchiai di Alchermes e 1 di zucchero per la superficie

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Versate la farina in una ciotola, unite lo zucchero, l’uvetta precedente ammollata e la frutta secca (lasciando da parte un po’ di pinoli per decorare la superficie), poi versate l’olio e l’Aleatico e impastate velocemente. Se necessario, aggiungete ancora un po’ di Aleatico. Cercate di ottenere un impasto omogeneo ma non lo lavorate troppo altrimenti la schiaccia si indurirà.
Foderate una teglia con carta forno, ungetela con l’olio e versatevi l’impasto in modo che sia alto 1,5-2 cm. Sulla superficie distribuite i pinoli rimasti (e se volete ancora un po’ di uvetta), l’Alchermes mescolato con un cucchiaio d’olio e, infine, un cucchiaio di zucchero. Cuocete a 180° per 40-45 minuti.