Crema allegra di carote e pinoli

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Le carote sono troppo simpatiche.
Allegre, colorate.
Conigliesche.
E pensare che da piccola non credo di averne mai mangiate, erano una delle mie bestie nere (insieme ad altre verdure…pensate un po’ quanto si può cambiare!). E invece adesso le adoro. Da sgranocchiare in attesa della cena come spezzafame, o in una ricetta calda, golosa e rinfrancante come questa, da fare in una sera d’autunno per una cenetta a due. Il colore vivace e intenso di questa vellutata vi sorprenderà e vi scalderà il cuore e la vista. Oltre che il pancino!

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CREMA DI CAROTE E PINOLI AL TIMO

Dose per 2 persone

  • 8-9 carote di medie dimensioni
  • 1 patata di medie dimensioni
  • 1 porro
  • sale e pepe
  • olio evo
  • timo
  • 1 cucchiaio di pinoli

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Pulite le carote, pelate la patata e lessatele in acqua salata. Una volta che sono morbide, scolatele e fatele intiepidire.
Affettate finemente il porro, fatelo soffriggere brevemente in poco olio e poi aggiungete le verdure a pezzetti. Fatele rosolare per qualche minuto, aggiungendo un po’ d’acqua calda, se necessario, per completare la cottura e a seconda di quando volete densa la vostra crema (a me piace densissima!). A fine cottura, unite il timo.
Frullate il tutto fino ad ottenere una crema omogenea e completate con i pinoli tostati. Servite calda o tiepida.
Il tocco in più: Potete accompagnare la crema con dei bocconcini di pane fatto tostare in una padella antiaderente con un po’ di olio, sale e rosmarino. Così avrete un vero e proprio primo piatto.

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Con questa ricetta partecipo al contest de La stufa economica

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La mantovana della nonna Elia

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Si potrebbero dire tante cose sulla torta mantovana.
Che non è affatto originaria di Mantova, per esempio, bensì è legata alla storia di Firenze e della Toscana.
Che la rinomata pasticceria Mattei di Prato la produce ancora oggi secondo la ricetta originale.
Che il buon Pellegrino Artusi la inserì nel suo manuale di cucina.

Ma a me interessa soprattutto perché la mantovana era un cavallo di battaglia della mia nonna Elia, scomparsa da tanto tempo.
Quella che ancora oggi utilizzo è la sua ricetta, ricopiata da un quadernino piccolo e consunto. In quel taccuino, dalla copertina scolorita e dalle pagine giallognole, sono annotate poche, semplici ricette. Sono scritte a matita da una mano incerta e attenta, impegnata a rispettare le regole di calligrafia che si insegnavano a scuola all’inizio del secolo e ormai perdute.

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Si dice che la stessa ricetta, preparata da mani diverse, non possa venire uguale. Sarà che io faccio la mantovana raramente, sarà che sono trascorsi molti anni, sarà che la mente umana piega e adatta i ricordi a proprio piacimento, ma quando io assaggio una fetta di questa torta, con quella crosticina velata sulla superficie, il gusto dei pinoli, la morbidezza dell’interno, mi sembra proprio quella della nonna Elia.
E’ un sapore antico, di casa, consolatorio.
Ti fa sentire che c’è qualcuno che ti vuole bene.
Lei la faceva così.

TORTA  MANTOVANA

  • 200 gr di farina 00
  • 130 gr di zucchero
  • 120 gr di burro
  • 1 uovo + 4 tuorli
  • mezza bustina di lievito
  • scorza grattugiata di mezzo limone
  • 30-40 gr di pinoli

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Con una forchetta, sbattete lo zucchero insieme all’uovo e ai tuorli. Aggiungete il burro fuso, la scorza di limone e infine la farina e il lievito setacciati, incorporandoli a poco a poco nell’impasto. Imburrate uno stampo a cerniera del diametro di 24 cm e versatevi il composto. Distribuite i pinoli sulla superficie e cuocete in forno a 180° per 25 minuti.

TORTA  MANTOVANA (PINE NUTS CAKE)

  • 200 g plain flour
  • 130 g white sugar
  • 120 g butter (melted)
  • 1 egg + 4 egg yolks
  • 8-10 g baking powder
  • grated rind of half a lemon
  • 30-40 g pine nuts

Whisk togehter the sugars, egg and yolks with a fork. Add the butter and lemon rind. Sift in the flour and baking powder. Grease a springform pan (24 cm of diameter) and pour in the mixture. Spinkle the surface with pine nuts and bake at 180°C (350°F) per 25 minutes.

Castagnaccio del nonno Dino

Una domenica da trascorrere con i miei, senza dover lavorare, è già un piacere. Se poi il babbo mi domanda: “Ti va di fare il castagnaccio?”, allora si trasforma quasi in una festa. Una volta tanto è lui, lo chef di casa, che commissiona qualcosa a me…posso forse rifiutarmi?!
Il castagnaccio – conosciuto anche come migliaccio o pattona – è un dolce semplice, antico, tipico dell’Appennino e della zone più povere, dove la farina di castagne era l’alimento dolce per eccellenza, facile da reperire e a buon mercato. Il castagnaccio non prevede burro, nè zucchero, nè uova; l’unica concessione al “lusso” consiste in un po’ d’olio e di pinoli. E già questa sua sobrietà me lo rende affine. Inoltre è un dolce che associo al mio caro e burbero nonno Dino, con il quale ho trascorso buona parte dell’infanzia e al quale devo molti aspetti del mio carattere (o almeno così mi piace pensare), per cui, pur non essendo tra i miei dolci preferiti, è sempre un piacere prepararlo. E’ un po’ come rinnovare il ricordo del nonno, cercando di ripescare nella memoria i suoi gesti, le sue espressioni e quelle piccole manìe che, anche a distanza di tanti anni, me lo rendono così vicino e mi suscitano tanta nostalgia.

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  • 300 g di farina di castagne
  • 500 ml di acqua circa
  • un rametto di rosmarino
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 50 g di pinoli
  • 50 g di uvetta
  • una presa di sale (che io non ho messo, e il babbo mi ha subito rampognata …per poi ammettere che era venuto bene lo stesso!)

Riscaldate leggermente l’olio con il rametto di rosmarino, in modo da aromatizzarlo. Ammollate l’uvetta in acqua tiepida per una ventina di minuti. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungetevi il sale e versatevi l’acqua a poco a poco, mescolando con una frusta per evitare che si formino grumi. Unite i pinoli e l’uvetta ben strizzata – lasciandone da parte una piccola quantità, con cui cospargerete la superficie – e delle foglioline di rosmarino, staccandole dal rametto che avete utilizzato per l’olio. Considerate che il rosmarino conferisce al castagnaccio il tipico sapore amarognolo, quindi, se non vi piace, non eccedete (per la cronaca: il nonno Dino ci metteva il rametto intero…e forse anche più d’uno!).
Versate metà dell’olio in una teglia da forno, facendo attenzione a ungere anche le pareti e non solo il fondo, e poi versatevi il composto; cospargete la superficie con l’uvetta, i pinoli e il rosmarino rimasti, e con il resto dell’olio e rosmarino. Lo spessore è tutta una questione di gusti, ma di norma non dovrebbe superare 1-1,5 cm.
Cuocete a 160° per circa 40 minuti, finchè sulla superficie non si formeranno le caratteristiche spaccature; prima di consumarlo fatelo raffreddare completamente.
Noi l’abbiamo mangiato alla fine del pranzo domenicale, e la mia soddisfazione è stata doppia: non soltanto vedere che il babbo (il mio giudice più severo) apprezzava il risultato, ma ancor più ascoltare le sue parole: “è proprio come lo faceva il nonno”. 🙂