Il buio oltre la siepe: Anni Trenta in Alabama

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Anche questo mi piace, dei libri. Che non sai mai cosa aspettarti.
Capita che ne inizi uno quasi per caso, con fare un po’ scettico e incerto, solo perché te ne hanno parlato di recente. Ed è la volta buona che ti cattura in una specie di sortilegio, così, alla sprovvista, e alla terza pagina sei già caduto a capo all’ingiù in una storia tutta da ascoltare.
E quando finisci di leggerlo senti la mancanza dei personaggi e una sottile malinconia ti avvolge. Perché si è richiuso il passaggio che ti ha messo in comunicazione, per un breve e intenso periodo, con un mondo lontano nel tempo e nello spazio, ma vicinissimo nei sentimenti.
Perché hai respirato un’aria nuova, hai guardato dentro le case delle persone e nelle loro vicende, nella loro testa e nei loro sentimenti.

Questo libro mi è rimasto nel cuore.
Grande merito va alla piccola protagonista, Scout, una bambina buffa e intelligente, che insieme al fratello maggiore Jem è capace di imprimere un sorriso indelebile sul volto del lettore.
Ma anche al loro papà Atticus, affettuoso ma sempre composto ed integerrimo, che li educa in base a ferrei principi morali, in maniera talmente disinvolta da farla sembrare la cosa più naturale del mondo quando non lo è affatto.
E all’aspra ma buona cuoca Calpurnia e a Miss Maudie con i suoi fiori “abbaglianti” e la sua anticonvenzionalità.

Fulcro narrativo del libro è il processo intentato a Tom per il presunto stupro di una ragazza.
Tom è nero, siamo nel 1935 e l’Alabama è uno degli Stati in cui sono più forti le resistenze per il superamento del regime razziale. Atticus, in quanto avvocato di Tom, si trova schierati contro quasi tutti gli abitanti del villaggio, che pur riconoscendolo un uomo serio e affidabile non riescono a perdonargli i suoi presunti eccessi di integrità.

passerotto1Non mi interessa raccontarvi come si svolge la vicenda.
Mi piacerebbe trasmettervi almeno parzialmente le immagini e le sensazioni che ho tratto dalla lettura.
L’infanzia spensierata dei due bambini, vissuta tra giochi improvvisati con niente nel limite ristretto di un cortile, con la campagna a fare da sfondo, gli insetti per compagni e comiche quanto involontarie manifestazioni di ingenuità.
Scout e Jem, che ad un tratto devono confrontarsi con vicende più grandi di loro, danno prova di grande profondità, e vivono questa tappa di rilievo nel lungo processo della crescita con i miseri strumenti a disposizione – pochi, a qualsiasi età – per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Osservo, non vista, la varia umanità degli abitanti di Maycombe, che poi sono uguali ovunque, e vi riconosco il vicino di casa e il collega di lavoro.
Vedo, come scolpita nella pietra, la difficoltà di dissipare il pregiudizio e il pensiero comune, e quella – suprema – di comportarsi secondo coscienza anche quando è svantaggioso, faticoso, difficile. Anche quando ne va della propria vita.
Respiro la polvere del villaggio, sento l’arsura estiva e il calore delle fiamme di un accidentale incendio. Immagino l’acre odore di chiuso che ci deve essere nella casa dei Radley e la desolazione del loro giardino.

Ma adesso che scrivo capisco che, al di là dei grandi temi che pure il libro affronta, sono soprattutto Jem e Scout ad essersi presi un pezzetto del mio cuore – o ad avermi lasciato una briciola del loro. Con il loro entusiasmo, la vitalità, la simpatia che va di pari passo con la più grande onestà verso se stessi che si possa trovare; una schiettezza pura, vissuta in maniera semplice, come una condizione naturale che tutti noi vorremmo avere, e che invece è tanto difficile da raggiungere.

Dal libro è stato tratto un film, nel 1962, diretto da Robert Mulligan e vincitore di tre premi oscar, tra i quali quello di Miglior attore protagonista, conferito a Gregory Peck per il ruolo di Atticus.

Il buio oltre la siepe   IL BUIO OLTRE LA SIEPE
Titolo originale:
To Kill a Mockingbird
  Autore: Harper Lee
  Editore: 
Feltrinelli
  Anno:
1960
  Pagine:
304